Perché alcuni pazienti con psoriasi rispondono in modo diverso ai trattamenti biologici

Perché è importante: non tutti i pazienti con psoriasi rispondono allo stesso modo

La psoriasi è una malattia della pelle comune e cronica che provoca chiazze rosse e squamose. Nuovi farmaci chiamati biologici, che bloccano alcuni segnali del sistema immunitario, hanno aiutato molte persone, ma non tutti ottengono gli stessi benefici. Uno studio recente suggerisce che questo potrebbe dipendere dal fatto che non tutti i pazienti con psoriasi hanno lo stesso tipo di attività immunitaria nella pelle.

In breve

I ricercatori hanno analizzato campioni di pelle e sangue di persone con psoriasi a placche e hanno scoperto che alcuni pazienti mostrano sia l’attività immunitaria “Th17” tipica della psoriasi, sia segni di un’altra risposta immunitaria chiamata infiammazione di Tipo 2. Questo quadro misto potrebbe spiegare perché alcuni rispondono bene ai biologici attuali mentre altri no. I risultati sono preliminari e devono essere confermati su gruppi più ampi e diversificati.

Come è cambiato il trattamento della psoriasi — e cosa resta un problema

Già da anni si sa che una via di segnalazione che coinvolge le molecole IL-23 e IL-17 ha un ruolo importante nella psoriasi. Farmaci che bloccano IL-17 o IL-23 hanno migliorato i sintomi in molte persone con psoriasi da moderata a grave (Fonte: Journal of the American Academy of Dermatology).

Tuttavia, non tutti ottengono lo stesso sollievo. Alcuni non rispondono mai completamente, altri perdono efficacia nel tempo. Questa differenza ha spinto i ricercatori a cercare eventuali differenze nascoste nell’attività immunitaria della pelle colpita.

Su cosa si è concentrato il nuovo studio

Lo studio ha utilizzato il sequenziamento dell’RNA in massa, un metodo che misura quali geni sono attivi in un tessuto, per confrontare la pelle interessata (lesionale), quella vicina ma non colpita (non lesionale) e la pelle sana. Il primo gruppo comprendeva 11 pazienti con psoriasi a placche, mentre in un secondo gruppo di 50 pazienti sono stati analizzati anche i marcatori nel sangue (Fonte: Journal of the American Academy of Dermatology).

Cosa hanno scoperto — un mix di segnali immunitari

Come previsto, il team ha osservato una forte attivazione della via IL-23/Th17, con elevata attività di molecole come IL-17A, IL-17C e IL-23A, ben note nella psoriasi.

Inaspettatamente, in alcuni pazienti sono emersi anche segni aumentati di infiammazione di Tipo 2. Questo tipo di infiammazione coinvolge solitamente molecole come IL-4 ed è più comune in condizioni allergiche. Nello studio, marcatori come il recettore IL-4 (IL-4R), CCL17 e la timica stromale linfopoietina (TSLP) erano più alti del previsto. Gli autori definiscono questo quadro come un endotipo trascrittomico doppio Th17/Tipo 2, cioè entrambi i programmi immunitari sono attivi negli stessi pazienti (Fonte: Journal of the American Academy of Dermatology).

I ricercatori hanno anche notato un’attivazione costante della famiglia di citochine IL-36, con IL-36G tra i segnali infiammatori più elevati. Contemporaneamente, diversi geni che aiutano a mantenere intatto il barriera cutanea risultavano meno espressi. Nel complesso, questo suggerisce che la situazione immunitaria e della barriera cutanea nella psoriasi può essere più complessa di quanto si pensasse.

Perché questo potrebbe influire sul trattamento

Se alcune persone con psoriasi presentano sia attività immunitaria Th17 sia di Tipo 2, questo potrebbe spiegare in parte perché bloccare solo IL-17 o IL-23 aiuta alcuni pazienti più di altri. Con l’arrivo di farmaci sempre più mirati, capire il profilo immunitario specifico di ogni persona potrebbe in futuro aiutare il medico a scegliere la terapia più efficace (Fonte: Journal of the American Academy of Dermatology).

Possibili biomarcatori evidenziati dallo studio

In analisi esplorative, i ricercatori hanno individuato tre molecole correlate alla gravità della malattia: amphiregulina (AREG), corneodesmosina (CDSN) e IL-36RN. Questi potrebbero diventare utili per distinguere diversi tipi di psoriasi o prevedere la risposta al trattamento, ma si tratta di un’ipotesi ancora preliminare che richiede ulteriori studi (Fonte: Journal of the American Academy of Dermatology).

Limiti importanti da considerare

Lo studio ha coinvolto un numero limitato di campioni di biopsie cutanee ed è stato condotto solo su pazienti taiwanesi. Questo limita la possibilità di estendere i risultati ad altre popolazioni. Inoltre, i dati sono di tipo osservazionale, cioè mostrano delle associazioni ma non dimostrano un rapporto di causa-effetto. Per poter utilizzare queste scoperte nelle scelte terapeutiche servono studi più ampi e diversificati (Fonte: Journal of the American Academy of Dermatology).

Cosa significa per chi ha la psoriasi

Questa ricerca non modifica al momento le linee guida attuali per il trattamento. Tuttavia, suggerisce che la psoriasi non è sempre guidata da un’unica via immunitaria. Questo potrebbe aiutare a capire perché alcuni pazienti rispondono bene ai biologici esistenti e altri no.

Se questi risultati verranno confermati, in futuro testare l’attività immunitaria nella pelle o nel sangue potrebbe aiutare a personalizzare la terapia. Per ora, le decisioni sul trattamento devono continuare a essere prese insieme al dermatologo, valutando sintomi, storia delle terapie e stato di salute generale.

Quando rivolgersi al medico

È importante consultare il dermatologo se la psoriasi non migliora, se i trattamenti smettono di funzionare o se compaiono nuovi sintomi o peggioramenti come dolore, sanguinamento, segni di infezione o lesioni che cambiano rapidamente. Questi segnali indicano che potrebbe essere necessario rivedere il piano terapeutico.

Monitorare i cambiamenti visibili

Conservare foto della pelle nel tempo e annotare quando si iniziano nuovi trattamenti può aiutare Lei e il dermatologo a capire se la terapia sta funzionando o se l’aspetto della psoriasi cambia.

Avvertenze

Questo articolo riassume un recente studio scientifico ed è solo a scopo informativo. Non sostituisce il parere medico. Le decisioni sul trattamento devono essere prese con un professionista sanitario qualificato.

Fonti

  1. Chen CH, Lee MS, Chang WY, et al. Uncovering a dual Th17/Type 2 transcriptomic endotype in psoriasis. 2026; S0190-9622(26)03028-8. doi:10.1016/j.jaad.2026.06.131. (Fonte: Journal of the American Academy of Dermatology)
Hai dubbi su una condizione della pelle?
Controlla subito la tua pelle →
Torna indietro